Il voto di scambio

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Il voto di scambio è il voto dato regolarmente da un elettore, ma non motivato da scelte politiche frutto di riflessioni sincere e disinteressate, bensì corrotto da qualche tornaconto ricevuto da parte di chi si candida o chi per lui.

È possibile distinguere tra un voto di scambio c.d. “legale” ed uno “illegale“.

  • Il voto di scambio “legale” è frutto del clientelismo politico e consente, a chi ne usufruisce, di vedere soddisfatta una propria richiesta legittima in cambio del voto. Si pensi ad un campo destinato all’agricoltura che diventa edificabile, in seguito alla modifica del PGT. Se tale modifica di destinazione d’uso è fatta nel rispetto delle norme vigenti non determina alcun reato, ma consente al proprietario del terreno di vedere legalmente accresciuto il proprio patrimonio personale. In cambio il politico guadagna il consenso di quell’elettore.
  • Il voto di scambio “illegale” è quello in cui un politico offre in cambio del voto qualcosa che non è legittimato ad offrire. Per esempio un posto in un’Amministrazione pubblica con un concorso pubblico addomesticato o il condono di un abuso edilizio non condonabile o il cambio della destinazione d’uso di un immobile in violazione alle norme del PGT.

In Italia il voto di scambio non è di per sé una fattispecie di reato autonoma, tranne che nel momento in cui possa essere ascritto a soggetti a cui possa essere contestata attività di cui all’art 416 bis del codice penale italiano.

Il voto di scambio può manifestarsi in un rapporto diretto fra politico ed elettore e/o con l’interposizione di interessi di organizzazioni mafiose, in cambio di denaro o di una raccomandazione per un posto di lavoro.

La norma non opera nessuna distinzione e sanziona nel solito modo il mero voto di scambio mediato dal coinvolgimento di associazioni mafiose e quello diretto fra politico ed elettore, in assenza di associazioni mafiose, o senza che l’elettore abbia conoscenza di persone all’interno dell’organizzazione mafiosa, ovvero dell’esistenza di un meccanismo violento di coercizione del voto, delle assunzioni clientelari e dell’aggiudicazione di appalti.

Nel solito modo è punita qualsiasi violazione della legge per ottenere un voto, sebbene siano reati di ben differente gravità: il falso in un concorso pubblico per un’assunzione clientelare nella pubblica amministrazione; il falso nelle gare di appalto pubbliche per aggiudicare gli appalti a imprese che fanno assunzioni clientelari; il concorso esterno in associazione mafiosa, sempre per imporre l’assunzione di persone e l’aggiudicazione di appalti ad imprese, segnalati dagli eletti che ricorrono alla mafia, o al contrario segnalati dalle organizzazioni criminali.

Nel caso di una forma di associazione, il voto di scambio può analogamente avere luogo per ottenere finanziamenti o appalti pubblici, se queste incentivano una convergenza di “massa” per i voti dei loro iscritti.

Il problema del “voto di scambio” è sempre quello di riscontrare oggettivamente che quella persona in particolare abbia votato quel partito, uomo politico preciso, il che sarebbe teoricamente impossibile grazie al voto segreto.

In realtà di metodi ce ne sono diversi, specialmente grazie alla preferenza, in cui si scrive il nome del candidato e lo si può scrivere in modo riconoscibile e alla presenza di tanti seggi che delimitano molto il loro àmbito, da quando però esistono e sono così diffusi apparecchi fotografici di piccole dimensioni e digitali, quindi senza meccanismi rumorosi, il “voto di scambio” è diventato semplicissimo da effettuare. L’elettore corrotto entra nel seggio elettorale, segna la scheda e la fotografa con il telefono cellulare o la fotocamera, poi mostra la fotografia al politico o chi per lui che gli elargirà il favore richiesto.

Per questo motivo, durante Governo Prodi II, stabilì con decreto il 1º aprile 2008 regole severe e pene esemplari fino all’arresto per chi si reca a votare munito di una fotocamera inclusa quella del telefono cellulare.

Da wikipedia

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