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domenica 17 giugno 2012

Marra sul film porno di Sara Tommasi: “Lo ha fatto sotto effetto di coca”


Dichiarazioni sconvolgenti di Alfonso Luigi Marra sul porno girato da Sara Tommasi:

“Ha girato il film porno mercoledì  a Milano. Non è un video di Miami di chissà quanti anni fa, è un video girato mercoledì 6 giugno. Lei a me ha detto che non l’ha fatto, ma io so che l’ha fatto. C’è un’intervista del TgCom di Sara Tommasi che non è stata trasmessa perché lei biascicava. Ora io conosco Sara e so che Sara non biascica, quindi io credo che era piena di coca fin sopra i capelli. Vorrei fare un’indagine per verificare se queste mie ipotesi sono fondate o meno se effettivamente fosse, o stata indotta con la cocaina a fare il porno, perchè se così fosse si dovrebbe subito ritirare io video e denunciare la cosam oppure se era in condizioni di incapacità di intendere e di volere.”

“Quando Sara stava con me non ha mai fatto uso di sostanze perchè io ne ho l’orrore, ma ora temo che qualcuno possa tentarla a fare che non vorrebbe in cambio di cocaina”.

In un’intervista video rilasciata a Blogosfere, il “padrino” della soubrette ha detto la sua sulla questione scabrosa, tirando in ballo la possibilità di essere stata indotta a girare il film porno Sara contro tutti sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, su tutte la cocaina.

domenica 29 aprile 2012

Mai Più Complici – Petizione contro la violenza sulle donne

Mai più complici

Cinquantaquattro. L’Italia rincorre primati: sono cinquantaquattro, dall’inizio di questo 2012, le donne morte per mano di uomo. L’ultima vittima si chiama Vanessa, 20 anni, siciliana, strangolata e ritrovata sotto il ponte di una strada statale. I nomi, l’età, le città cambiano, le storie invece si ripetono: sono gli uomini più vicini alle donne a ucciderle. Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia. La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza. Queste violenze sono crimini, omicidi, anzi FEMMINICIDI. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace di accettare la loro libertà.

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