
L’8 maggio 1982 Gilles Villeneuve, uno dei campioni più amati, muore durante le qualifiche del GP del Belgio, a Zolder
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L’8 maggio 1982 Gilles Villeneuve, uno dei campioni più amati, muore durante le qualifiche del GP del Belgio, a Zolder
Il vento cambia davvero». Lo slogan di Giuliano Pisapia si è trasformato in realtà. La burrasca che ha colpito Milano ha sollevato le gonne delle signore in Galleria Vittorio Emanuele, ha sparpagliato nel cielo i volantini del candidato, ha ribaltato gli ombrelli del popolo arancione raccolto in piazza Duomo per il concerto di chiusura della campagna elettorale di Giuliano Pisapia. Settantamila sotto la pioggia secondo gli organizzatori, 50 mila per chi conosce bene le dinamiche della piazza. Claudio Bisio ha gioco facile. «Ho una grandissima sorpresa per voi stasera: qui con noi c’ è Gigi D’ Alessio». Ogni riferimento al mancato concerto del cantante napoletano sul palco di Letizia Moratti è puramente voluto. «Una risata vi seppellirà». È il leitmotiv della campagna di Pisapia che si è diffusa come un virus in Internet. Quella che addebita al candidato del centrosinistra tutti i mali del mondo. «Piove» urla Bisio dal palco. «Pisapia ladro», replica il pubblico. Elio e le sue Storie Tese intonano «Bunga bunga con Lele». Lui, il candidato, arriva dopo le nove. Sfrutta la forza d’ inerzia. Anzi «la forza gentile». Ma convinta: «Liberiamo tutti insieme Milano. In questi mesi siamo andati sulla luna con un aeroplanino di carta eppure ci siamo arrivati. Liberiamo la nostra città per i nostri anziani, i nostri figli, i giovani, per tutti noi». Assicura che non è alla ricerca di rivincite politiche: «Vogliamo contribuire a costruire un città fatta da noi, per tutti noi. Una città aperta, che sappia guardare al futuro. Accogliente. Una città affettuosa». Bisio lo sottopone a una raffica di domande. Lui si presta. San Francesco o Che Guevara? «Una sintesi di tutti e due, sarebbe il mio sogno, due grandi uomini». Presidente preferito? «Sandro Pertini». Pontefice? «Giovanni XXIII». Il viaggio più bello? «L’ India». Chi vorresti conoscere? «Il Dalai Lama».
D’altronde, omaggiare il Dalai Lama con la cittadinanza onoraria «senza unanimità sarebbe stato un messaggio negativo»

“Il Comune di Milano, una volta capitale morale, in seguito Milano da bere, e oggi senza neppure una qualunque identità, ha rifiutato la cittadinanza onoraria al Dalai Lama. Gli era stata promessa. ”. Beppe Grillo sul suo blog attacca il il sindaco di Milano Giuliano Pisapia , in un post dal titolo “Pisapippa e il Dalai Lama”.
Il Dalai Lama (Tale’ i Bla-ma in tibetano) è un monaco buddhista tibetano. È stato la più alta autorità teocratica del Tibet, essendo tuttora il capo della scuola Gelug del Buddhismo tibetano, e, dalla metà del 1600 fino al 1959, sovrano assoluto del Tibet.
Prosegue il comico genovese “Per ragioni di bottega gli è stata negata con il solito teatrino all’italiana e la nuova maschera lombarda a far la figura di merda: il facondo Pisapippa, una via di mezzo tra Balanzone e Arlecchino, il “vorrei ma non posso” di piazza della Scala, il dimissionario dall’Expo, ma anche no. La Cina, oltre ad aver occupato il Tibet, ha occupato anche Palazzo Marino. I neo maoisti meneghini hanno bocciato l’onorificenza a Tenzin Gyatso in nome dei danè. La Cina ha infatti minacciato di non partecipare all’Expo 2015 e pressioni di ogni genere sono arrivate in questi giorni al Comune di Milano da parte degli investitori cinesi. ”.
Dopo una legislatura da parlamentare europeo (eletto nel 1979 per le liste del PCI), in vista delle successive elezioni del 1984 Berlinguer si recò a Padova il 7 giugno, sul palco di Piazza della Frutta, dove svolse un comizio. Mentre si apprestava a pronunciare la frase “Compagni, lavorate tutti, casa per casa, strada per strada, azienda per azienda” venne colpito da un ictus. Evidentemente provato dal malore, continuò il discorso fino alla fine, nonostante anche la folla, dopo i cori di sostegno, urlasse: “Basta, Enrico!”. Alla fine del comizio rientrò in albergo dove si addormentò sul letto della sua stanza, entrando subito in coma. Dopo il consulto con un medico, venne trasportato all’ospedale Giustinianeo e ricoverato in condizioni drammatiche. Morì l’11 giugno, a causa di un’emorragia cerebrale. Il comunicato del sovrintendente sanitario affermò che il politico sardo era venuto a mancare alle 12:45.

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Anche la #Brambilla fa shopping con la scorta: http://wp.me/p27N3t-21K
#Merkel appare in divisa nazista, con il simbolo dell’#euro sul braccio, in un manifesto del partito #comunista http://wp.me/p27N3t-21t
Botte nel locale, il preside querela il militante #comunista: http://wp.me/p27N3t-21U
«Vengo spesso attaccato, ma di solito non querelo mai». Ieri mattina, però, Francesco Rubiconto ha cambiato idea. Il preside, che è anche consigliere comunale per la lista Voghera cinque stelle, ha trascorso diverse ore in questura. E’ uscito dagli uffici con in mano una denuncia per lesioni, ma promette che farà anche una richiesta di risarcimento per danni all’immagine, «visto il mio ruolo di preside».
La denuncia contiene la versione di Rubiconto della lite con Vincenzo Roselli, militante dei Comunisti italiani, avvenuta giovedì sera all’Osteria Sottovento di Pavia, durante la presentazione del libro “Formigoni: una biografia non autorizzata”.
Botte alla presentazione del libro “Formigoni: biografia non autorizzata“. Le telecamere dei radicali riprendenono il tutto. il dibattito che finisce in rissa : protagonisti dello spiacevole episodio Francesco Rubiconto, preside della scuola media Plana di Voghera e consigliere comunale per la lista “Voghera 5 Stelle – Rubiconto Sindaco“, e Vincenzo Roselli, assistente socio-sanitario, militante dei Comunisti Italiani. Insulti, spintoni, sedie rovesciate e qualche pugno l’altra sera all’ Osteria Sottovento di Pavia.
«Gli ho chiesto di smetterla, che volevo ascoltare anche gli altri, di attenersi al tema della presentazione, lui mi ha messo le mani addosso», afferma Roselli, , che dall’incontro ha guadagnato una lussazione alla mano, il gesso fino al gomito e 25 giorni di prognosi.
Al posto di polizia del San Matteo ha sporto denuncia per lesioni. «Sono io ad essere stato aggredito – replica Rubiconto, un taglio sul naso – Il taglio me l’ha fatto quel tale quando mi ha tirato una testata facendomi saltare gli occhiali, ale spalle due compagni. Io mi sono solo difeso». Ora anche lui sporgerà denuncia: «Avrei preferito far cadere la cosa, per me finiva lì, non volevo mettere nei guai un ragazzo di trent’anni».
«Dopo un quarto di secolo in cui si è voluta negare l’esistenza della lotta di classe e proclamare la sua scomparsa, persino il terremoto, nei suoi effetti più drammatici, prende le intollerabili sembianze di classe e le prende in uno dei territori più civili e operosi del paese, quell’Emilia Romagna in cui, per più di un secolo, il movimento operaio e la sinistra sono stati protagonisti di una gigantesca opera di civilizzazione»
«La tragedia che distrugge la vita, rivela immediatamente la questione sociale aperta. Nel primo terremoto 4 su 7 sono state le persone uccise sul lavoro, nel secondo 11 su 17. Molti di loro, per ragioni di prevenzione non avrebbero dovuto stare lì a lavorare, ma ormai il lavoro non ha più contratti e leggi che lo proteggano. Ci sono edifici dove si lavora e altri no. Quelli dove si lavora, i capannoni, cadono molto più facilmente. Vuol dire che quando gli uomini lavorano sono meno considerati dall’economia, dalla società e dalla politica. Può darsi che indignarsi non basti, ma bisognerebbe che l’indignazione almeno travolgesse la classe dirigente di questa società diventata ormai insopportabile».
Il suo nome è Sabina Fornari. Nella regione rossa – l’Emilia Romagna – ovviamente non poteva che essere un sindaco di sinistra, eletto però questa volta con una Lista Civica di centrosinistra “Essere Serra”, ma già assessore nella precedente giunta amministrata in alleanza con il PD.
La neosindaco, appena eletta, si è vista recapitare un avviso di garanzia in merito ad alcune irregolarità relative a diverse concessioni edilizie rilasciate quando nella precedente giunta era assessore all’urbanistica.
Per la neosindaco, dunque, un’escalation di emozioni contrastanti. Dalle stelle del trionfo elettorale alle stalle dell’avviso di garanzia. Ovviamente lei si difende: estranea completamente ai fatti.