«Lei non sa chi sono io»: per l’Onorevole Trombetta del film con “Totò” era una facezia, per la Cassazione è reato (minaccia)

Gli italiani, potenzialmente, sono tutti a rischio di finire condannati per minaccia perché tutti, prima o poi, pronunciano la fatidica frase – cara a Totò – «lei non sa chi sono io, questa gliela faccio pagare!»: la Cassazione ha, infatti, stabilito che l’espressione ha un contenuto in grado di limitare la «libertà psichica» altrui se scappa di bocca in un «contesto di alta tensione verbale». Per questo la Suprema Corte ha deciso di annullare l’assoluzione di un signore di Salerno che aveva così inveito contro una conoscente, la signora Licia C., con la quale condivideva antichi dissapori.

Detta dal principe dalla risata, aveva solo il sapore di una facezia, di una battuta solo un po’ narcisa. Quando Totò la pronunciava nei suoi film, serviva solo a riempire la sala di risate. Vista, invece, sotto la lente giuridica e sotto gli ermellini dei magistrati della Cassazione, ecco che la cosa assume ora tutto un altro rilievo e la frase «lei non sa chi sono io», ha tutto un altro tono. Addirittura un carattere «minaccioso» se a «lei non sa chi sono io» si aggiunge – a mo’ di chiosa – «questa gliela faccio pagare».

Corriere della Sera

Lei non sa chi sono io!». Tra i casi più recenti, per evitare una multa dei vigili, l’hanno pronunciata la showgirl Aida Yespica, i parlamentari Gabriella Carlucci e Vittorio Sgarbi. Persino l’attuale presidente del Senato Renato Schifani, nel 2002, chiese alla sua scorta di identificare una maschera del cinema Aurora di Palermo perché gli aveva restituito, in quanto scaduta, la sua tessera Agis (Associazione generale italiana spettacolo) per vedere gratis i film.

Ma anche nella finzione, la frase può suonare in modo diverso in base a chi la pronuncia e al contesto. Nel film «Totò a colori» il principe della risata suscita simpatia quando apostrofa l’onorevole Trombetta. Nel «Vigile», con Alberto Sordi che vuole multare persino il sindaco (Vittorio De Sica), questi lo riprese stizzito con la frase minacciosa ed ha la meglio. La realtà con la sentenza della Cassazione, restituisce dignità ai destinatari dell’illegale «Lei non sa chi sono io!».

LaStampa dell’8 luglio 2012

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4 Responses a “«Lei non sa chi sono io»: per l’Onorevole Trombetta del film con “Totò” era una facezia, per la Cassazione è reato (minaccia)”

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