Da mesi, tutto quello che succede nella Lega viene interpretato in chiave simbolica. Capita così anche per l’incontro di ieri pomeriggio, nella sede federale del Carroccio, tra Umberto Bossi e Roberto Maroni: il primo vero colloquio dal giorno dell’avviso di garanzia consegnato al Senatur proprio in via Bellerio. Il primo faccia a faccia programmato dopo la pubblicazione di quelle carte che hanno svelato l’ulteriore coinvolgimento dei due figli del leader, accusati di appropriazione indebita: intercettazioni, movimenti bancari, testimonianze, rendiconti sui pagamenti di autonoleggi, meccanici, rate universitarie.
….
Bossi è apparso «disorientato» ai suoi. Ha cercato di dare spiegazioni: «Ho autorizzato io alcune spese dei miei figli e chiesto che venissero pagate», avrebbe detto durante la riunione, ufficialmente convocata per discutere dei congressi in Lombardia e Veneto. Quali spese? Umberto Bossi ha parlato delle gare di rally di Riccardo e dei soldi usati da Renzo, ripetendo più volte di aver creduto alle spiegazioni dei due ragazzi. Ma di fronte a lui – a contestare duramente l’uso imbarazzante di quei fondi – ci sono Maroni e gli altri dirigenti: fanno presente al fondatore della Lega che le cose stanno diversamente, che Renzo e Riccardo si sono approfittati della situazione per perseguire interessi personali. Qualcuno, nel partito, non esclude che l’ex ministro dell’Interno possa spingersi fino a chiedere l’espulsione di Renzo, che si era già dimesso da consigliere regionale, dal partito.


